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9 NOVEMBRE: CONTRO IL PROTOCOLLO SUL WELFARE... MA NON SOLO!

Lo sciopero del 9 Novembre è stato indetto da tutto il sindacalismo di base e da numerose realtà politiche e sociali. Lo sciopero cade dopo il referendum farsa sul Protocollo sul Welfare firmato dal governo, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil. Così come era avvenuto per la destinazione del TFR ai fondi pensione, salvata dalla truffa del silenzio assenso, una grossa parte di lavoratori e lavoratrici si è espressa con scioperi spontanei e contestazioni durante le assemblee, con l'astensione e il no nel referendum, contro un accordo che prevede addirittura l'allungamento dell'età pensionabile rispetto allo “scalone” della “legge Maroni” (età pensionabile a 62 anni dal 2013). Un accordo che sposa in pieno la filosofia della “legge 30 – Biagi”, del cosiddetto pacchetto Treu, che permette alle imprese di prorogare all'infinito i contratti a tempo determinato e rende per loro più vantaggioso l'utilizzo degli straordinari.

E' uno sciopero con un chiaro significato politico che non vuol essere solo contro il governo Prodi, ma contro tutti i governi che perseguono e vogliono perseguire le stesse politiche antipopolari. Allo stesso tempo vuole differenziarsi da tutte quelle manifestazioni, come quella del 20 ottobre, che al di là dell'onesta partecipazione da parte di molti, rappresenta per gli organizzatori e le forze politiche che la promuovono l'occasione per uno “sfogo controllato” di un dissenso altrimenti difficilmente gestibile dal loro governo. (Continua)

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