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RIAPPROPRIAMOCI DEI NOSTRI SPAZI

L’università dovrebbe essere un luogo di formazione delle coscienze che attraverso la diffusione della cultura promuova la mobilità sociale e la riduzione delle disuguaglianze.

Così strutturate, le facoltà sarebbero un luogo di aggregazione e confronto all’interno del quale le conoscenze potrebbero essere sviluppate e socializzate liberamente contribuendo, così, al benessere complessivo della società.

La speculazione edilizia che ha caratterizzato la costruzione del polo di Novoli ha prodotto, invece, edifici fatiscenti che palesano chiari deficit strutturali ed evidenti segni di decadenza a pochissimi anni dalla fine dei lavori e dalla pomposa inaugurazione .

Gli spazi verdi previsti dal progetto, disegnato sul modello di un campus americano, sono stati sostituiti da centinaia di metri cubi di cemento e di asfalto. Il parco di S.Donato è stato gradualmente ridimensionato, recintato e massicciamente video-sorvegliato in modo da poter essere chiuso e controllato nelle ore serali.

Oltre a queste “anomalie” architettoniche, il polo è caratterizzato da altri problemi strutturali e organizzativi che influiscono sulla quantità e sulla qualità degli spazi usati dagli studenti:

  • Spazi per la didattica sempre più piccoli: Lo spazio per la didattica è riservato solo ai primi piani degli edifici mentre agli altri, riservati ai vari uffici, è possibile accedere solo previa identificazione tramite la consegna di un documento di identità.

  • Aule studio e biblioteche inadeguate: La biblioteca che dovrebbe essere una risorsa accessibile alla cittadinanza è interdetta a tutti coloro (studenti e non) che non sono in possesso di un tesserino magnetico rilasciato sulla base del regolare pagamento delle tasse universitarie.

  • Esternalizzazione dei servizi: La mensa universitaria, uno dei capitoli più controversi della speculazione sul polo, risulta completamente inadeguata a soddisfare le necessità degli studenti, e neanche il servizio bar complementare riesce porre rimedio. Le lunghe file che si creano all’orario del pranzo e la contiguità tra una lezione e l’altra spesso costringono coloro che non hanno la stretta necessità di seguire le lezioni a non frequentare il polo.

  • Riduzione dell’agibilità politica: Gli spazi dedicati alla politica, in particolar modo quella dei collettivi autonomi, sono sistematicamente ridotti per evitare qualsiasi forma di confronto e di organizzazione del dissenso.

  • Repressione delle iniziative: Gli aperitivi e le feste, unico mezzo per finanziare le iniziative politiche, sono sistematicamente impediti dai responsabili universitari dapprima negandone l’autorizzazione e, in caso di riappropriazione temporanea degli spazi da parte degli studenti, con l’invio delle (“solerti”) forze dell’ordine.

L’unica via per invertire questa tendenza è la lotta quotidiana all’interno dell’università per una riappropriazione sistematica degli spazi, con ogni mezzo necessario.

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