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UGUALI PERCHE' DIVERSI... DOVE STA ANDANDO OGGI IL MOVIMENTO ZAPATISTA?

La rivoluzione degli zapatisti appare senza dubbio come uno dei momenti più significativi dalla caduta del muro di Berlino a quella delle torri gemelle di New York. Non perchè segni la storia, ma piuttosto perchè sostituisce a questa tante piccole storie particolari. È proprio qui che si radica il risultato storico del movimento. Oltre le categorie astratte ed ormai anacronistiche, sopra le strutture della politica classica. L'invenzione di un linguaggio nuovo, spesso intessuto di umorismo e di poesia, la valorizzazione della cultura e della sua autonomia, un senso acuto della messa in scena, l'accento sulla scoperta dell'altro e sulla produzione dell'uno stesso, la riflessività...

Tutti questi tratti fanno dello zapatismo un movimento culturale ancor prima che sociale o politico e gli hanno assicurato un'ampia risonanza tra i settori refrattari alle categorie e ai quadri classici dell'azione politica o sindacale. In un mondo dominato dalla legge del mercato esistono altre forze che sono in movimento per preparare il ritorno del tragico.

Il movimento zapatista si presentò come un tentativo - né l'unico né il primo, però sì uno dei più brillanti - di opporsi alla onnipotente forza del liberismo e all'omologazione delle identità culturali. Dove sta questo movimento oggigiorno? La marcia su Ciudad de México del 2001 segnò il suo apogeo. La legge indigena paternalista, adottata dalle autorità e rifiutata dai diretti interessati, paralizzò la dinamica esistente e gli zapatisti si ritrovarono di nuovo confinati al Chiapas. Passando alla scena internazionale, gli attentati dell'11 settembre completarono il processo che conduceva a metterli fuori gioco. Sei anni prima, con il Trattato del libero commercio del Nord America, il Messico aveva cercato di entrare nel cortile del primo mondo. Il sollevamento zapatista contro questo accordo e contro la globalizzazione liberale aveva posto il Chiapas al centro del piano messicano. Il paese, e in particolare il Chiapas, che si erano proiettati così sulla scena mondiale, furono respinti ai margini. Una classe politica ripiegata sulle proprie dispute interne, una societá civile frammentata e un'opinione internazionale attenta solo ad altre cose facilitarono senza dubbio questo processo. Nel gennaio del 2001, alla vigilia della marcia verso Ciudad de México, l'EZLN metteva in guardia contro il pericolo delle resistenze fondamentaliste contro la globalizzazione, fossero essere di natura religiosa, etnica o nazionalista. Il cambio di direzione mondiale che si accelerò spettacolarmente l'11 settembre dello stesso anno confermò questi timori. Le posizioni e gli assi dei conflitti si spostarono. La 'quarta guerra mondiale' in atto è certamente funzionale a distogliere l'attenzione dai veri problemi, dalle vere emergenze come quella democratica in atto con sfumature diverse in tutto il globo. Il terrorismo, come la guerra, schiaccia la società civile, distrugge i soggetti, li converte in vittime o carnefici, o entrambe le cose. Il ritorno della Storia si accompagna al ritorno di schemi antichi (imperialismo e antimperialismo), che non lasciano spazio alla diversità e alla costituzione di soggetti. In questa atmosfera ostile alla sua ispirazione, il movimento zapatista ha subito danni, frustrazioni e vacillamenti ma, allo stesso tempo, ha riaffermato il suo carattere di 'ribellione civile e pacifica' e negli ultimi mesi ha manifestato la volontà di non limitarsi soltanto alla resistenza ma di muoversi per consolidare ed estendere il suo progetto di democrazia locale. Ricomporre un tessuto locale, iscrivendosi in una dimensione di lungo termine, è l'obbiettivo principe degli ultimi anni. Lo zapatismo, che è stato dato per morto molto spesso, dà prova di una sorprendente capacità di permanenza. In questi tempi segnati dalle polarizzazioni, dalle regressioni e dalle increspature, saprà riannodare la marcia con quell'immaginazione e quella creatività che sono state dal principio la sua forza?

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