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QUESTIONI & QUESTIONARI: NEI MEANDRI DEI CORSI DI LAUREA PER UN MIGLIORAMENTO LENTO

?Molto spesso, e molto spesso a ragion veduta, la struttura organizzativa della nostra Università ci appare come arcana, assai poco trasparente e fatta apposta per appesantire e rendere difficoltoso qualsiasi riassestamento migliorativo.

Ebbene, noi rappresentanti che tentiamo di relazionarci con queste strutture, con gli organi direttivi, coi responsabili, con commissioni e consigli, con presidenti e presidi, dirigenti e amministratori, rubiamo questo spazio per portarvi una piccola testimonianza, per trasmettervi un piccolo barlume di speranza.

All’interno del grande macchinoso ingranaggio, c’è qualche leva che si muove. Come saprete ogni corso di laurea ha la propria Giunta di CdL con il suo Presidente e con alcuni rappresentanti degli studenti. Quello che forse non sapete è che ormai da anni è pure istituita una Commissione Paritetica per la Didattica composta da due rappresentanti degli studenti e da due professori (molto spesso si tratta di quei professori che hanno più a cuore le sorti della nostra Facoltà e della nostra istruzione). Questa commissione, ovviamente priva di potere decisionale, ma fondamentale per quanto riguarda l’individuazione dei problemi più acuti del nostro apparato didattico, si fa portatrice in Giunta delle mancanze e delle deficienze di alcuni corsi – e quindi di alcuni professori.

E’ in questa stessa commissione che si analizzano uno a uno i risultati dei questionari per ogni singolo corso; quei questionari che a volte noi riempiamo molto sufficientemente. In realtà c’è qualcuno che li prende in modo un po’ più serio, e benché siano strutturati in modo da non fornire spesso materiale sufficiente per una corretta analisi del comportamento del professore, e soprattutto della congruità dei programmi, alcune pecche possono essere direttamente rilevabili.

La disponibilità del docente, e la sua puntualità. La comunicazione corretta delle modalità d’esame o la mancanza di chiarezza sui testi da scegliere. Le capacità del codocente o l’utilità delle esercitazioni.

La sensibilità dei professori nelle Commissioni Didattiche e di alcuni in Giunta, ha portato a richiami, quasi sempre informali, ad alcuni professori, al rimodellamento di corsi didattici interi, come ad esempio Metodi Matematici per Economia e Commercio, dove il precorso è stato inserito all’interno del normale orario accademico. Alcuni codocenti sono stati letteralmente silurati quando apparivano dalle risposte al questionario, non chiari, non disponibili e poco esaustivi. Purtroppo lo stesso trattamento non lo si ottiene coi professori di cattedra, che lentamente potranno talvolta migliorare sotto le punzecchiature dei colleghi presenti in Giunta, ma saranno comunque casi sporadici. La questione è adesso quella di formalizzare ovunque, in ogni corso di laurea questa Commissione per la Didattica, l’unico luogo in cui la voce degli studenti è parificata, in quanto a numero a quella dei professori, [e se non fosse per quel ciellino che sta sempre zitto!!].

Da potenziare inoltre è il questionario stesso, che presenta lacune ancora importanti per la comprensione dei dati aggregati, e soprattutto da potenziare è la formalizzazione dei provvedimenti che la Giunta, sotto consiglio della Commissione, ha facoltà di presentare in capo ai professori.

Confidiamo che il potere, per ora limitato di questa Commissione, vada aumentando via via che avrà modo di notare -con il passare degli anni, e dei questionari- le variazioni, positive o negative della soddisfazione degli studenti che i piccoli provvedimenti avranno portato.

Si sa che essendo un organo che sta comunque dentro al marchingegno non potrà attuare rivoluzioni, e volta volta attuerà soluzioni dolci e pacate. La positività comunque c’è, perché almeno si è in grado di captare e sollevare le problematiche e la speranza è che se nel divenire non si manifestano miglioramenti, le soluzioni possano diventare via via meno morbide e meno pacate.

L’altra questione, per cui da quando è nato il nostro Collettivo si batte, è la pubblicizzazione dei risultati di questi questionari, che darebbe anche a noi studenti l’idea di avere tra le mani un mezzo più concreto di controllo della didattica, almeno di quella spicciola. Ma pare che i professori continuino ad aver paura. Sul sito del dipartimento di Statistica che analizza i questionari, http://valmont.ds.unifi.it, ogni professore ha la possibilità di rendere pubblico, a sua discrezione, quello che simpaticamente potremmo definire l’indice di gradimento. Ovviamente al momento ci risulta che nessuno abbia scelto l’opzione di visione pubblica e a noi poveri studenti rimane solo la possibilità di dare un occhio ai dati relativi ai Corsi di Laurea o alla Facoltà. Riteniamo che la valutazione dell’operato e dei comportamenti, dei processi e dei risultati, sia non soltanto una mera formalizzazione di classifiche o un capro espiatorio funzionale alle lamentele, ma debba essere rivestita di una nobiltà superiore. Lo strumento di valutazione, soprattutto se continua nel tempo, soprattutto se prende il là dalla mano degli studenti, deve diventare il nodo focale della programmazione futura e primo fondamentale supporto alle decisioni di gestione e organizzazione.

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