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DI SANA PIANTA!

weedTra le prime cose che questo governo avrebbe dovuto fare appena insediatosi figura sicuramente l'abrogazione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe.

Tornare alla precedente legislazione in materia sarebbe già stato un grande risultato. Un risultato certamente parziale ma che avrebbe almeno sortito l'effetto di evitare che altre persone finissero in carcere o in comunità per aver fumato una canna, magari in compagnia.

Purtroppo però il governo pare non avere coraggio, sembra non essere assolutamente in grado di sostenere una seria discussione in materia. Discussione che finalmente potrebbe cacciare un po' di fantasmi e demoni proponendo un approccio meno dogmatico e più scientifico alle sostanze psicoattive.

 

E' oggi più necessario di sempre introdurre un nuovo quadro legislativo. Per delineare quest’ultimo già esistono elementi di riferimento, come ad esempio la proposta di legge Turco Boato presentata nel luglio del 2003, e non potrà essere elusa, d’altra parte, la necessità di organizzare una seria e vera conferenza governativa sul tema con la partecipazione di operatori e consumatori.
Del resto, nel voluminoso programma dell’Unione sono già contenute proposte concrete sul rilancio dei servizi, pubblici e del privato sociale, nel settore delle dipendenze, e sulla depenalizzazione di tutte le condotte legate al consumo di sostanze.
Noi tutti abbiamo sostenuto negli anni scorsi le battaglie degli operatori dei servizi in questo settore, ma non possiamo dimenticare che esiste anche una battaglia culturale ed etica dei pazienti che si curano con la cannabis. E proprio di questo parliamo oggi.
Non alludiamo qui solo alle testimonianze individuali, ai singoli drammi umani (che pure, per chi ha potuto osservarli da vicino, hanno un loro peso, morale e politico): esistono infatti da parecchi anni studi e ricerche condotti con i criteri più aggiornati e rigorosi della farmacologia. Le valutazioni degli effetti dei cannabinoidi devono essere effettuate, co
me ha sostenuto la rivista Nature nel 2001, con gli strumenti propri della farmacologia.

In questa direzione sembra muovere il DDL Turco presentato pochi giorni fa, seguendo l'esempio della Regione Lazio che già da qualche mese ha aperto la strada in materia.

Esistono in Italia una serie di farmaci che sono vietati perchè contengono il principio attivo della cannabis e sono oggetto di un trattamento ancora peggiore di quello riservato agli oppiacei, il cui uso è previsto nella farmacopea per determinate patologie gravi. Al momento la sperimentazione è solo per un numero esiguo di malati in appena tre ospedali dislocati su tutto il suolo nazionale. Adesso che il disegno di legge Turco è stato approvato, sarà più facile importare farmaci a base di canapa indica e sarà quindi agevolata la terapia del dolore. Purtroppo non è ancora presente l'autocoltivazione, non c'è spazio quindi per chi coltiva autonomamente la canapa per fini medici, peccato.

E' stato abbattuto un tabù, ma ancora siamo solo all'inizio.

Occorre parlare con tutte quelle persone che per pregiudizio o disinformazione pensano che la cannabis sia il demonio, l'anticamera dello sballo, la perversione per costumi depravati. Chi conta i giorni e conserva il gusto di assaporarli uno per uno, chi sa distinguere tra ciò che fa bene alla salute e ciò che fa bene alle “anime belle”, chi capisce che i demoni sono solo fantasmi delle ideologie, non persone in carne ed ossa, ha da sempre sostenuto la sperimentazione nel nostro paese.

Il DDL Turco è sicuramente un buon inizio, ma non basta. Non può e non deve bastare.

La battaglia continua.

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