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LA QUESTIONE DEL SAHARA OCCIDENTALE

manifestazioneUn popolo vive da 30 anni, rinchiuso nel deserto e attende da 17 anni che l'Europa batta un colpo. Tutto ha inizio nel 1975, quando l’impero coloniale spagnolo collassa e l’esercito iberico lascia il Sahara Occidentale nelle mani della Mauritania e del Marocco, ignorando totalmente il diritto all'autogoverno del popolo Sahrawi che lo abitava da secoli. Dopo pochi mesi si costituisce il fronte POLISARIO, movimento-partito di liberazione nazionale che inizia una sistematica azione di guerriglia contro gli invasori, inizialmente mauritani. La Mauritania, che non aveva le risorse economiche per sostenere una guerra di conquista, si ritirò dal Sahara occidentale, ma nel 1976 numerose divisioni marocchine invadono il Sahara Occidentale, cacciando i Sahrawi con sistematiche e indiscriminate azioni di genocidio.

Il 1976 è l’anno dell’esodo di massa in cui i Sahrawi attivi politicamente e capaci di muoversi fuggono in esilio soprattutto in Algeria, dove vengono ospitati dal governo di Algeri (storico nemico del Marocco) nel deserto dell’Hammada (in Arabo sofferenza), prima disabitato. Attualmente vivono nei campi profughi circa 300.000 sahrawi.

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ARGENTINA: LABORATORIO SPERIMENTALE ANTI-LIBERISTA

argentina

Nel dicembre 2001 il governo argentino si dichiarava incapace di ripagare il debito estero.

La notizia fece rapidamente il giro del mondo e si verificò una enorme fuga di capitali che prosciugò le banche argentine. Il governo Memem congelò i prelievi bancari e si verificò un vero e proprio assalto agli sportelli da parte della popolazione che vide in poche ore polverizzati i propri risparmi.

La rabbia del popolo argentino divenne incontenibile, le piazze si riempirono, a centinaia di migliaia si ritrovarono nella Plaza de Mayo davanti al palazzo del governo urlando “Que se vayan todos!”, che se ne vadano tutti. La protesta durò molti giorni ed il governo provò a reprimerla con la polizia, diverse persone morirono, molte altre rimasero ferite, ma la gente non se ne andò.

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NEOLIBERISMO E GLOBALIZZAZIONE: UN'ALTRA ECONOMIA E' ANCORA POSSIBILE!

logoVogliamo tornare a parlare di due fenomeni che sono stati sulla bocca di molti a cavallo del nuovo millennio e che adesso sono relegati in secondo piano da problemi apparentemente più gravi: la guerra imperiale permanente ed il terrorismo internazionale.

Intendiamo alzare per un momento il velo insanguinato del conflitto e guardare cosa c'è sotto a questo diversivo, volontario o casuale che sia. Innanzitutto sono due concetti diversi: la globalizzazione è un fenomeno connaturato al capitalismo, un fenomeno di progressiva integrazione economica dei sistemi economici nazionali e locali che ha inizio con la rivoluzione industriale e con quella dei trasporti, un fenomeno quindi in larga parte inarrestabile, che si può solo rallentare con misure protezionistiche.

Il Neoliberismo, invece, è una filosofia economica con una base teorica che auspicando un ruolo egemone del mercato in economia, prevede un insieme di politiche economiche su diversi fronti quali le privatizzazioni , lo smembramento dello stato sociale keynesiano, la diminuzione dell'imposizione fiscale, la flessibilizzazione dei contratti lavorativi, l'apertura dei mercati globali. Si tratta di concetti in qualche modo collegati dal momento che il neoliberismo "puro" facilita la globalizzazione delle economie nazionali.

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PETIZIONE PER IL DIRITTO AL CONSUMO CRITICO

criticoIl consumo critico è una tendenza che raccoglie sempre maggiori consensi tra i consumatori europei e sempre maggiori informazioni sono disponibili sui comportamenti moralmente illeciti delle compagnie multinazionali. Questi illeciti sono spesso non sanzionabili a livello giuridico perché commessi in paesi con legislazione lacunosa e scarsa tutela dei diritti umani. Il mezzo più efficace e responsabile di lotta contro le ingiustizie commesse dalle multinazionali sono le campagne di boicottaggio e il consumo critico.

Il Collettivo FuoriLogo e l'AUCS (Associazione Universitaria Cooperazione allo Sviluppo), rilevano che - presso il Polo delle Scienze Sociali di Novoli - le macchine di distribuzione automatica (che rivestono un ruolo fondamentale anche a causa della attuale mancanza di luoghi di ristorazione adeguati) vendono esclusivamente prodotti di grandi multinazionali con comportamenti pessimi dal punto di vista dei diritti umani, qui riportiamo i prodotti più diffusi nelle suddette macchine:

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