LA QUESTIONE DEL SAHARA OCCIDENTALE
Un popolo vive da 30 anni, rinchiuso nel deserto e attende da 17 anni che l'Europa batta un colpo. Tutto ha inizio nel 1975, quando l’impero coloniale spagnolo collassa e l’esercito iberico lascia il Sahara Occidentale nelle mani della Mauritania e del Marocco, ignorando totalmente il diritto all'autogoverno del popolo Sahrawi che lo abitava da secoli. Dopo pochi mesi si costituisce il fronte POLISARIO, movimento-partito di liberazione nazionale che inizia una sistematica azione di guerriglia contro gli invasori, inizialmente mauritani. La Mauritania, che non aveva le risorse economiche per sostenere una guerra di conquista, si ritirò dal Sahara occidentale, ma nel 1976 numerose divisioni marocchine invadono il Sahara Occidentale, cacciando i Sahrawi con sistematiche e indiscriminate azioni di genocidio.
Il 1976 è l’anno dell’esodo di massa in cui i Sahrawi attivi politicamente e capaci di muoversi fuggono in esilio soprattutto in Algeria, dove vengono ospitati dal governo di Algeri (storico nemico del Marocco) nel deserto dell’Hammada (in Arabo sofferenza), prima disabitato. Attualmente vivono nei campi profughi circa 300.000 sahrawi.
(Continua)
Vogliamo tornare a parlare di due fenomeni che sono stati sulla bocca di molti a cavallo del nuovo millennio e che adesso sono relegati in secondo piano da problemi apparentemente più gravi: la guerra imperiale permanente ed il terrorismo internazionale.
Il consumo critico è una tendenza che raccoglie sempre maggiori consensi tra i consumatori europei e sempre maggiori informazioni sono disponibili sui comportamenti moralmente illeciti delle compagnie multinazionali. Questi illeciti sono spesso non sanzionabili a livello giuridico perché commessi in paesi con legislazione lacunosa e scarsa tutela dei diritti umani. Il mezzo più efficace e responsabile di lotta contro le ingiustizie commesse dalle multinazionali sono le campagne di boicottaggio e il consumo critico. 