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A CHI GIOVA L'ACQUISTO DELLA MENSA DI NOVOLI?

STRISCIONELunedì 20 novembre il Consiglio di Amministrazione dell’Ardsu (Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario) ha dato mandato al suo presidente di acquistare la mensa di Novoli. Lo ha fatto riunendosi in via straordinaria (attraverso una forzatura del regolamento) e qualificando l’acquisto, al prezzo richiesto da Immobiliare Novoli (quasi 5 milioni di euro), come urgente.

Sono passati quattro anni dall’apertura del Polo di Novoli e il problema della necessità per gli studenti di disporre di una mensa adeguata è stato ripetutamente sollevato. La trattativa tra Ardsu e Immobiliare Novoli per l’acquisto di quei locali va avanti da tempo, viziata dalla destinazione d’uso dei locali qualificata come “terziario” (servizi ma anche attività commerciali), che ha fatto lievitare il prezzo in favore dell’Immobiliare, che per altro ha mantenuto invariata la sua offerta da giugno ad oggi.

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CRONOMENSA: TUTTI I MISFATTI DELLA VICENDA!

MENSA1996: Comune di Firenze ed Immobiliare Novoli (capitali FIAT) siglano una convenzione che stabilisce la cessione di parte del terreno di proprietà di quest'ultima nell'area di Novoli al Comune. Per la parte rimanente è prevista un'opzione che prevede la possibilità per l'Università di acquistare edifici nell'area allo scopo di costruire un nuovo "campus". Il Comune, siglato questo accordo, si disinteresserà completamente della pianificazione del nuovo Polo universitario e non richiederà alcun mq. del fondo ad uso pubblico per calmierare il prezzo futuro dei servizi pubblici non previsti dal progetto.
1997: Il Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo da' il via libera al trasferimento, nonostante il parere contrario del Consiglio di Facoltà di Architettura, dei dipendenti e di parte dei rappresentanti degli studenti. L'Università si pone però in modo passivo, il campus sarà costruito per conto di Immobiliare Novoli che lo consegnerà “chiavi in mano”, non si approfondisce a sufficienza la necessità di servizi quali ad esempio la mensa (anche se di competenza dell'Ardsu, in quel momento commissariata, ma non crediamo rilevante questo aspetto), che non figurava nel progetto, né si controlla la qualità e la sicurezza della costruzione. Né ci si preoccupa di fare pressioni sul comune affinché venga cambiata la destinazione d'uso di aree potenzialmente facenti parte del campus, che Immobiliare classificherà quindi come commerciali, le più remunerative.
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CONSIGLIO DI FACOLTA': ANNO NUOVO, VITA NUOVA!

Sarà colpa dell’avvento delle festività natalizie, sarà colpa di questo mese di dicembre che in un attimo arriva già alla fine, ma in tutti i suoi 31 giorni non si è riunito il Consiglio di Facoltà. 

Sarà perché non c’erano cose importanti da dibattere? No, direi, perché il Preside ha convocato convocare la Giunta di Facoltà (il cosiddetto governino, costituito da pochi professori, tutti molto vicini al Preside e da pochi studenti) per approvare il bilancio preventivo per il 2007 e per affrontare altre questioni importanti come la programmazione didattica e la presentazione delle domande di laurea.

Quisquiglie. Com’è che per dibattere argomenti così importanti si bypassa l’organo più importante e cioè il Consiglio di Facoltà? Com’è che pure in Giunta non c’è mai un reale dibattimento volto a trovare le soluzioni migliori e più condivise? Com’è che la documentazione necessaria per esprimere la propria posizione e il proprio voto spesso non è disponibile? Sarà mica che la Presidenza vuol fare quello che gli pare?

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PIER GIORGIO WELBY

vignettaPiergiorgio Welby è morto. L’anestesista ha staccato il respiratore che lo teneva in vita; così facendo ha eseguito la volontà di un uomo che dopo anni di sofferenze aveva chiesto di porvi fine.

Casi come questo avvengono quasi quotidianamente lontani dalle telecamere e dai giornalisti, lontani da qualsiasi pubblico, avvengono in modo nascosto e privato. Questo caso è stato diverso, prima di tutto perché ad esso è stata data una dimensione pubblica, perché Welby ha chiesto che gli fosse riconosciuto il diritto di scegliere di morire; richiesta che ha suscitato ogni genere di reazione: dalla solidarietà, umana e politica, alla dura condanna, ed ha scatenato un dibattito politico che va ben oltre i confini del caso concreto. Questa differenza non è di poco conto. Basti pensare a come ad essa si è appigliato il Vaticano per negare le esequie religiose. Infatti, queste vengono ormai il più delle volte concesse a chi si suicida, ma quando della volontà di morire se ne fa una battaglia pubblica, allora il discorso cambia.

Da più parti si chiede una legge che regolamenti in modo preciso e dettagliato la materia, che crei definizioni inequivocabili; ci si nasconde dietro un presunto vuoto legislativo, si pretende di incasellare dentro concetti normativi universalmente validi situazioni che possono essere definite solo da chi le vive. Esiste già una definizione di “accanimento terapeutico” ed esiste il divieto per il medico di praticarlo, così come esiste il diritto per il malato di rifiutare le cure. Quello che è necessario non sono nuove norme che porrebbero solo limiti e divieti (come abbiamo visto quando si è trattato di fare una legge sulla procreazione medicalmente assistita), piuttosto il riconoscimento di una sfera di libertà dell’individuo e il suo diritto ad autodeterminarsi.

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