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NEOLIBERISMO E GLOBALIZZAZIONE: UN'ALTRA ECONOMIA E' ANCORA POSSIBILE!

logoVogliamo tornare a parlare di due fenomeni che sono stati sulla bocca di molti a cavallo del nuovo millennio e che adesso sono relegati in secondo piano da problemi apparentemente più gravi: la guerra imperiale permanente ed il terrorismo internazionale.

Intendiamo alzare per un momento il velo insanguinato del conflitto e guardare cosa c'è sotto a questo diversivo, volontario o casuale che sia. Innanzitutto sono due concetti diversi: la globalizzazione è un fenomeno connaturato al capitalismo, un fenomeno di progressiva integrazione economica dei sistemi economici nazionali e locali che ha inizio con la rivoluzione industriale e con quella dei trasporti, un fenomeno quindi in larga parte inarrestabile, che si può solo rallentare con misure protezionistiche.

Il Neoliberismo, invece, è una filosofia economica con una base teorica che auspicando un ruolo egemone del mercato in economia, prevede un insieme di politiche economiche su diversi fronti quali le privatizzazioni , lo smembramento dello stato sociale keynesiano, la diminuzione dell'imposizione fiscale, la flessibilizzazione dei contratti lavorativi, l'apertura dei mercati globali. Si tratta di concetti in qualche modo collegati dal momento che il neoliberismo "puro" facilita la globalizzazione delle economie nazionali.

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ZAPATISMO E LOTTE INDIGENE: QUANDO LA DEMOCRAZIA NON E' UN'ILLUSIONE!

Fu una rivoluzione messicana ad aprire un secolo di rivoluzioni quale è stato il Novecento. Contadini, allevatori, banditi, meticci e indigeni, si ribellarono per salvaguardare il proprio modo di vivere tradizionale, per affermare la propria libertà, per mantenere le proprie antiche strutture sociali e comunitarie; giunsero a conquistare la capitale. Invitato a sedere sul seggio rimasto vuoto di Presidente del Messico chi li guidava si rifiutò e fece ritorno al pueblo.

Si chiamava Emiliano Zapata e ancora oggi, in sua memoria, diamo a quei messicani di allora il nome di zapatisti. Quando questo secolo volgeva al tramonto, altri indigeni e meticci, braccianti e contadini, artigiani e disoccupati, si sollevarono per creare un modo nuovo di vivere, per riaffermare la propria libertà, per ricostruire comunità e strutture sociali.

Il primo gennaio del 1994, alcune migliaia di uomini e donne dal volto coperto, gli zapatisti del XXI secolo, armati a volte solo di fucili di legno, "arrivarono come il vento" in sette municipi del Chiapas e nello stesso momento irruppero in un miliardo di televisori di più di cento nazioni. Le loro richieste: tetto, terra, lavoro, salute, istruzione, alimentazione, libertà, indipendenza, giustizia, democrazia e pace.

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UNITI PER L'UNIVERSITA'?!?

Lo scorso autunno fu una stagione davvero calda per l'Università italiana. Studenti, lavoratori e ricercatori per molte settimane manifestarono contro il DDL Moratti che stava per essere approvato dal parlamento. Tra occupazioni, assemblee e scioperi in molti atenei italiani, la protesta arrivò persino al Polo di Novoli dove il nostro Collettivo organizzò, insieme ad altri Collettivi e liste di sinistra ed a tanti studenti arrabbiati, un funerale per celebrare la morte dell'Università Pubblica (foto), si trattava di una provocazione con la quale volevamo evidenziare i pericoli che minacciavano (e minacciano) l'Università.

La riforma Moratti (presentata nel 2003) perse per strada, grazie alle vibranti proteste del mondo universitairo, molti dei suoi controversi pezzi e quella che fu infine approvata nel 2005 fu una versione fortunatamente molto annacquata della riforma iniziale. Ironia della sorte, in questi giorni alcune Facoltà stanno discutendo dell'applicazione di quella pessima riforma, proprio per ovviare al principale di questi pericoli: la cronica mancanza di finanziamenti. Infatti un cambiamento di ordinamento nella direzione del Decreto Ministeriale 270 garantirebbe alle Facoltà alcuni fondi preposti allo scopo dalla Moratti, pochi spiccioli intendiamoci, ma permetterebbero al sistema di trascinarsi avanti, aspettando tempi migliori. Siamo arrivati al paradosso: il mondo universitario si costringe ad applicare quella riforma tanto criticata, turandosi il naso, pur di elemosinare qualche spicciolo dallo stato.

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