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BENI COMUNI

fontanaVogliamo soffermarci su un tema sempre più attuale ed urgente: i beni comuni. Abbiamo iniziato questo percorso il 13 dicembre scorso organizzando una assemblea su quello che è forse il bene comune più importante: l'acqua. In quell'occasione abbiamo avuto modo di parlare con Angel Hurtado, uno dei protagonisti della protesta di Cochabamba (2000), con la quale il popolo boliviano costrinse il suo governo a ritirare la legge che permetteva la privatizzazione dell'acqua di quella terra ed il suo acquisto da parte di alcune multinazionali. Con questa ed altre lotte i popoli indigeni dell'America del Sud ci insegnano che occorre respingere con forza l'idea che al mercato debba essere affidata la gestione di ogni aspetto dell'attività umana.

Nella società globalizzata sembra che ciò che non si può misurare in termini monetari non abbia importanza, che sia privo di qualsiasi valore. In questa nostra società abbagliata dai miglioramenti nel benessere individuale conseguiti grazie agli enormi progressi tecnico-scientifici del secolo scorso, è divenuta egemone la convinzione che il progresso di una comunità sia sintetizzabile attraverso il P.I.L. e quindi che un paese è tanto sviluppato quanto più riesce a far aumentare il prezzo (valore aggiunto) dei beni che produce.

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A VICENZA PER LA DIFESA DELLA TERRA, PER UN FUTURO SENZA BASI DI GUERRA

paceVicenza è salita prepotentemente alla ribalta delle cronache, negli ultimi tempi. Purtroppo non per le bellezze architettoniche o paesaggistiche che la contraddistinguono, ma perché questa città è stata scelta, all’insaputa dei suoi abitanti, per diventare lo snodo principale delle politiche militari statunitensi.


L’aereoporto Dal Molin di Vicenza dovrebbe diventare, secondo gli strateghi del Pentagono, la base logistica più importante dell’esercito americano, proiettando la propria potenza di fuoco nel già martoriato Medioriente.

La 173^ Airborne Brigade, attualmente dislocata tra Vicenza e la Germania, si trasformerebbe in una Unità d’Azione, pronta in poche ore a trasferirsi, armi e bagagli, nei vari scenari di guerra.

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RESOCONTO DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEI MOVIMENTI PER LA PACE E CONTRO LA GUERRA DEL 21 E 22 OTTOBRE 2006

STOP WARGià per farla nascere questa assemblea nazionale non è stato facile. Seduto nel cortile dell’Arci in piazza dei Ciompi per ore ed ore, il tavolo fiorentino organizzatore ha dovuto senza sosta limare e correggere le bozze di programma e svolgimento dell’assemblea per tentare di incontrare tutte le sensibilità e di rispondere a tutte le esigenze delle tante anime del movimento dei movimenti.

Doveva essere un momento di ricostruzione dell’unità perduta dopo le analisi e le posizioni contrastanti causate dalla missione ONU in Libano e dalle mobilitazioni contro il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Due giorni di dibattiti sul medioriente e sulla politica estera del governo italiano, due giorni per lanciare nuove campagne e nuovi iniziative unitarie per la ricerca di politiche alternative alla guerra.

Firenze era lo sfondo giusto per questa piccola impresa, la città del social forum europeo dove ancora sopravvive un comitato cittadino “Fermiamo la Guerra” composto da tutto lo spettro dell’associazionismo di base impegnato per la pace, dai sindacati più attivi, dai partiti più sensibili e dal movimento degli studenti universitari.

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UGUALI PERCHE' DIVERSI... DOVE STA ANDANDO OGGI IL MOVIMENTO ZAPATISTA?

La rivoluzione degli zapatisti appare senza dubbio come uno dei momenti più significativi dalla caduta del muro di Berlino a quella delle torri gemelle di New York. Non perchè segni la storia, ma piuttosto perchè sostituisce a questa tante piccole storie particolari. È proprio qui che si radica il risultato storico del movimento. Oltre le categorie astratte ed ormai anacronistiche, sopra le strutture della politica classica. L'invenzione di un linguaggio nuovo, spesso intessuto di umorismo e di poesia, la valorizzazione della cultura e della sua autonomia, un senso acuto della messa in scena, l'accento sulla scoperta dell'altro e sulla produzione dell'uno stesso, la riflessività...

Tutti questi tratti fanno dello zapatismo un movimento culturale ancor prima che sociale o politico e gli hanno assicurato un'ampia risonanza tra i settori refrattari alle categorie e ai quadri classici dell'azione politica o sindacale. In un mondo dominato dalla legge del mercato esistono altre forze che sono in movimento per preparare il ritorno del tragico.

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