BENI COMUNI
Vogliamo soffermarci su un tema sempre più attuale ed urgente: i beni comuni. Abbiamo iniziato questo percorso il 13 dicembre scorso organizzando una assemblea su quello che è forse il bene comune più importante: l'acqua. In quell'occasione abbiamo avuto modo di parlare con Angel Hurtado, uno dei protagonisti della protesta di Cochabamba (2000), con la quale il popolo boliviano costrinse il suo governo a ritirare la legge che permetteva la privatizzazione dell'acqua di quella terra ed il suo acquisto da parte di alcune multinazionali. Con questa ed altre lotte i popoli indigeni dell'America del Sud ci insegnano che occorre respingere con forza l'idea che al mercato debba essere affidata la gestione di ogni aspetto dell'attività umana.
Nella società globalizzata sembra che ciò che non si può misurare in termini monetari non abbia importanza, che sia privo di qualsiasi valore. In questa nostra società abbagliata dai miglioramenti nel benessere individuale conseguiti grazie agli enormi progressi tecnico-scientifici del secolo scorso, è divenuta egemone la convinzione che il progresso di una comunità sia sintetizzabile attraverso il P.I.L. e quindi che un paese è tanto sviluppato quanto più riesce a far aumentare il prezzo (valore aggiunto) dei beni che produce.
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Vicenza è salita prepotentemente alla ribalta delle cronache, negli ultimi tempi. Purtroppo non per le bellezze architettoniche o paesaggistiche che la contraddistinguono, ma perché questa città è stata scelta, all’insaputa dei suoi abitanti, per diventare lo snodo principale delle politiche militari statunitensi.
Già per farla nascere questa assemblea nazionale non è stato facile. Seduto nel cortile dell’Arci in piazza dei Ciompi per ore ed ore, il tavolo fiorentino organizzatore ha dovuto senza sosta limare e correggere le bozze di programma e svolgimento dell’assemblea per tentare di incontrare tutte le sensibilità e di rispondere a tutte le esigenze delle tante anime del movimento dei movimenti.
La rivoluzione degli zapatisti appare senza dubbio come uno dei momenti più significativi dalla caduta del muro di Berlino a quella delle torri gemelle di New York. Non perchè segni la storia, ma piuttosto perchè sostituisce a questa tante piccole storie particolari. È proprio qui che si radica il risultato storico del movimento. Oltre le categorie astratte ed ormai anacronistiche, sopra le strutture della politica classica. L'invenzione di un linguaggio nuovo, spesso intessuto di umorismo e di poesia, la valorizzazione della cultura e della sua autonomia, un senso acuto della messa in scena, l'accento sulla scoperta dell'altro e sulla produzione dell'uno stesso, la riflessività...