UNA BOCCATA D'ARIA... RACCONTO DELLA MANIFESTAZIONE DI VICENZA

Abbiamo visto decine di migliaia di persone farsi centinaia di chilometri in pullman o in treno.
Abbiamo visto la popolazione di Vicenza raddoppiare, triplicare, i viali di Vicenza riempirsi in un gigantesco serpente colorato che ha circondato il centro storico della città.
Abbiamo visto il corteo aperto dalla gente di Vicenza (10-20 mila persone) senza bandiere di partito, armati solo di pentole e mestoli.
Abbiamo visto compagni della Val di Susa (No-TAV) dare man forte ai Vicentini. Abbiamo visto i partiti di sinistra, relegati in coda al corteo, assediati dai giornalisti e glorificati sui telegiornali quali protagonisti della giornata.
Abbiamo visto bandiere della Margherita (!) comparire al termine del corteo, se non sapessimo che i tombini erano sigillati penseremmo ad una manifestazione alternativa nel sottosuolo di Vicenza (in realtà i partiti aspettano spesso la fine di un corteo a rischio per saltare sul carro dei vincitori).
(Continua)
Il consenso all'ampliamento e all'armamento della base USA del Dal Molin ha riportato ancora una volta la guerra nella realtà italiana. Oltre ad essere in piena contraddizione con l’art.11 della nostra Costituzione, e quindi politicamente assai discutibile, questo progetto è stato definito una “follia” da urbanisti di nota fama, che basano le loro considerazioni su dati precisi che derivano da anni e anni di ricerche. Nonostante i sostenitori della base affermino il contrario, questo non è altro che un grottesco progetto partorito da una distorta idea di sviluppo. Non c'è dubbio infatti che un simile intervento determinerà un grave blocco allo sviluppo economico cittadino dovuto alla pesante militarizzazione che Vicenza dovrà subire. Questo piano criminale porterà quindi solamente traffici di guerra che non procureranno alcun beneficio ai vicentini. L’unica via per uno sviluppo sostenibile sarebbe al contrario l’instaurazione di un clima di pace al quale tutti dovrebbero contribuire, ogni singolo cittadino, dal sindaco al presidente del Consiglio sino al Capo dello Stato, nessuno escluso.
Piergiorgio Welby è morto. L’anestesista ha staccato il respiratore che lo teneva in vita; così facendo ha eseguito la volontà di un uomo che dopo anni di sofferenze aveva chiesto di porvi fine. 