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FATE PURE...

Torturare, minacciare, pestare e calpestare i diritti delle persone, specie se voi appartenete alle forze dell’ordine e loro sono manifestanti, in questo paese è un reato da niente. Al contrario spaccare una vetrina è una delle cose più gravi che possa capitarvi di fare. Le persone sono niente, la “roba” è tutto. Ecco la morale che esce fuori dai processi di Genova.

Nonostante l’impianto accusatorio dei PM che denunciavano le violenze e le torture accadute all’interno della Caserma di Bolzaneto durante le giornate del G8 del 2001, le pene per 15 su 45 inquisiti sono state lievi. Lievi erano state le richieste, ancora più lievi sono state le condanne.

Non potevamo aspettarci di più, non potevamo aspettarci di meglio, dai tribunali di un paese in cui non è previsto il reato di tortura; che c’è stata, sì, ma non accompagnata dall’abuso di ufficio su cui si era retto, da un punto di vista giuridico, l’impianto processuale. Quindi, a Bolzaneto, non è successo nulla o quasi. Nessuna violenza gratuita e nessuna violazione della Convenzione internazionale per i diritti dell’uomo. Contentino necessario ma non sufficiente per le 209 parti civili saranno i risarcimenti. Contentino altrettanto pietoso per avvalorare la triste tesi delle mele marce le poche e lievi pene inflitte ai 15 ritenuti colpevoli, tra cui spiccano il già condannato Perugini e Gugliotta, responsabile per la penitenziaria della caserma. (Continua)

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PER NON DIMENTICARLO...

carlo

20 Luglio 2001 - 20 Luglio 2008

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VICENZA: LA LOTTA PAGA!

no dal molin


Il 20 giugno 2008 il TAR del Veneto ha ficcato un'ulteriore chiave inglese tra gli ingranaggi della mortifera burocrazia italiana, fermando i lavori per l'ampliamento della base militare americana di Vicenza.
 
I movimenti popolari sono riusciti a dare scacco a dieci anni di governi asserviti ed hanno dimostrato ancora una volta che l'unica lotta che si perde è quella che si abbandona!!!

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PER RICORDARE I CADUTI DI PAN D’ALBERO

Venerdì 20 giugno ore 19.oo - Piazza Elia dalla Costa

Il 20 giugno è l’anniversario della battaglia di Pian d’Albero, avvenuta proprio il 20 giugno del 1944. Quel giorno morirono, trucidate dai nazisti 39 persone.

Molti di loro erano giovanissimi, disarmati, appena arrivati sulla montagna per unirsi ai partigiani e morirono insieme ad alcuni contadini della famiglia Cavicchi che aveva dato loro ospitalità.

Il più giovane, Aronne, il figlio della famiglia che viveva lì, non aveva ancora 15 anni.Era un ragazzo, e come tutti i ragazzi, sognava, una volta finita la guerra, di andare in città, a Firenze, per lavorare, studiare, andare ad un cinema, a ballare, innamorasi.

Questi Partigiani hanno combattuto e sono morti per liberare l’Italia dal Nazi-fascismo e costruire una società di uguaglianza e giustizia basata sulla pace e la libertà.

Noi li ricordiamo perché il loro sacrificio non sia vanificato dal riemergere, sempre più dilagante, di un revisionismo storico, pianificato, che mora a mettere sullo stesso piano i Fasciti e chi ha combattuto per la libertà. (Continua)

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